15 Marzo 2026

La nascita dei legami emotivi: l'attaccamento

L’attaccamento è uno stretto legame emotivo tra due persone. Il termine “attaccamento” indica il legame particolare che unisce stabilmente il bambino alla madre o, comunque, al caregiver e cioè alla persona adulta che si prende cura di lui a partire dalla nascita. Non è un legame di dipendenza del bambino dal caregiver, bensì un legame affettivo, intimo, costante e duraturo che lega i due membri della diade in modo da garantire vicendevolmente vicinanza, protezione e sicurezza; si basa sulla tendenza a cercare una base sicura e, se interrotto, provoca ansia da separazione.

Freud riteneva che i neonati si attaccassero alla persona o all’poggetto che forniva loro soddisfazione orale. Tuttavia, lo studio di Harry Harlow mostrò chiaramente che il nutrimento – e la soddisfazione del bisogno di cibo che ne deriva – non è l’elemento cruciale nel processo di attaccamento e che il piacere della vicinanza e del contatto è importante.

Studio classico di H. Harlow

Harlow tolse alla nascita dei neonati di scimmia alle loro madri; per 6 mesi furono allevati da delle “madri surrogato” (sostituto materno). Una madre surrogato era costruita con un cilindro ricoperto da cavi elettrici, l’altra con la stoffa. Metà dei neonati di scimmia veniva nutrita dalle madri di cavi elettrici, metà dalle madri di stoffa. È stata calcolata periodicamente la quantità di tempo che i neonati passavano o con la madre di cavi o con quella di stoffa e si è visto che non importava quale madre li nutrisse, perché i neonati passavano molto più tempo con la madre di stoffa.

 

Il benessere fisico gioca un ruolo chiave anche nella teoria di Erik Erikson sullo sviluppo del neonato. Per lui il primo anno di vita rappresenta lo stadio della fiducia contro la sfiducia: benessere fisico e cure sensibili sono le chiavi per stabilire una fiducia di base nei neonati. Il senso di fiducia del neonato, a sua volta, è la base per l’attaccamento e costituisce il presupposto per un’aspettativa duratura che il mondo sia un posto buono e piacevole dove stare.

John Bowlby, considerato il “padre” della teoria dell’attaccamento, mette l’accetto sull’importanza dell’attaccamento durante il primo anno di vita e sulla sensibilità del caregiver. Bowlby ritiene che sia i neonati che chi si prende primariamente cura di loro siano biologicamente predisposti a sviluppare degli attaccamenti; ritiene che la specie umana sia dotata dalla nascita di sistemi comportamentali specie-specifici di cui il sistema di attaccamento è un esempio, cioè un’organizzazione interna all’individuo di comportamenti innati, indipendenti da precedenti apprendimenti e attivati da fattori interni (fame, fatica, disagio) ed esterni (partenza, assenza, ritorno della figura di attaccamento allo scopo di mantenere la relazione con la figura di attaccamento. I comportamenti di attaccamento sono azioni messe in atto dal bambino per conquistare e mantenere la prossimità e il contatto con la madre; alcuni di questi comportamenti sono distali (seguire, gattonare, piangere), altri prossimali (succhiare, sorridere, aggrapparsi). Il neonato piange, si aggrappa, gorgheggia e sorride, più tardi, il bambino va a carponi, cammina e segue la madre; l’effetto a lungo termine è di aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Bowlby ritiene che, a partire dai 24 mesi, il bambino si forma delle rappresentazioni della relazione, Modelli Operativi Interni (MOI o Internal Working Model); modelli mentali del caregiver, della loro relazione e di se stesso come meritevole di cure. Infatti, a partire dalle esperienze relazionali precoci con le figure di riferimento e dalle loro disponibilità, affidabilità e sensibilità, i bambini creano i Modelli Operativi Interni, ovvero rappresentazioni mentali di sé e delle relazioni con il mondo esterno. Queste rappresentazioni influenzeranno la percezione di tutte le altre relazioni interpersonali che con il progredire della crescita il bambino svilupperà anche al di fuori del contesto familiare, definendo le sue abilità sociali e affettive, la capacità di regolare le emozioni e la fiducia nelle relazioni stesse.

Mary Ainsworth, importante ricercatrice e studiosa americana, ha dato un contributo essenziale allo studio delle relazioni precoci nell’infanzia. In particolare, attraverso la “Strange Situation” ha identificato i principali stili di attaccamento. La Strange Situation è un’osservazione strutturata svolta in laboratorio, che esamina le reazioni dei bambini alla separazione e al ritorno del caregiver e in presenza di una persona estranea. Ainsworth ha identificato tre principali stili di attaccamento:

  • Attaccamento sicuro: i bambini con attaccamento sicuro hanno fatto esperienza nella loro vita di un adulto disponibile, attento, coerente e sensibile ai loro bisogni. Sono a proprio agio nell’esplorare l’ambiente quando il caregiver è presente, mostrano segnali di stress quando l’adulto si allontana da loro ma sono consolati facilmente al suo rientro.
  • Attaccamento insicuro ambivalente / ansioso: i bambini con questo stile sembrano angosciati quando il caregiver è presente perché non sono sicuri della sua effettiva disponibilità hanno fatto esperienza di un adulto non sempre disponibile, talvolta imprevedibile. Esprimono ansia e in alcuni momenti appaiono scarsamente consolabili dall’adulto familiare.
  • Attaccamento insicuro evitante: i bambini con questo stile sembrano piuttosto disinteressati rispetto alla presenza o assenza del caregiver, emotivamente distaccati. Appaiono rispetto allo stesso piuttosto “indifferenti”, avendo fatto esperienza per tempi prolungati di un adulto distaccato e poco sensibile ai loro bisogni.

Mary Main, ricercatrice che aveva collaborato con M. Ainsworth, ha arricchito la comprensione degli stili di attaccamento, individuando e definendone uno ulteriore:

  • Attaccamento disorganizzato: i bambini hanno comportamenti apparentemente contraddittori, come avvicinarsi al caregiver ricercandone in modo caotico il contatto per poi allontanarsi dallo stesso in modo poco organizzato e coerente. Questo può derivare da esperienze precoci fortemente traumatiche che possono generare confusione e ambivalenza nei confronti delle figure di attaccamento, vissute come imprevedibili e incostanti.

Gli stili di attaccamento formati nell’infanzia possono avere un impatto significativo sulle relazioni interpersonali in età adulta e sull’immagine che l’individuo avrà di sé. La ricerca (Riva Crugnola, 2012; Malik et al., 2022) ha mostrato come individui con un attaccamento sicuro tendono ad avere relazioni più soddisfacenti e stabili, accompagnate ad un’immagine di sé come degni di essere amati, ascoltati e considerati. Di contro, individui che hanno fatto esperienza di uno stile insicuro di attaccamento possono sperimentare difficoltà nel formare e mantenere relazioni intime, con livelli di autostima bassi e scarsa fiducia in sé.

Alcuni fattori correlati a una migliore qualità dell’attaccamento sono una buona regolazione emotiva, un migliore funzionamento sociale e più elevate abilità cognitive (Bourne et al., 2022). Alcuni studi mostrano come diverse forme di attaccamento insicuro siano associate a rigidità emotiva, difficoltà nelle relazioni sociali, nelle capacità attentive e nell’empatia (Bourne et al., 2022).

Gli stili di attaccamento possiedono una certa stabilità ma la ricerca ha dimostrato come possano svilupparsi in età adulta relazioni interpersonali adeguate e sane, anche a fronte di esperienze precoci sfavorevoli e avverse (Riva Crugnola, 2012; Jeong et al., 2022; Jugovac et al., 2022).

La consapevolezza degli stili di attaccamento può fornire un’opportunità preziosa per promuovere il benessere emotivo e migliorare le dinamiche relazionali sia nei contesti familiari che extrafamiliari.

Gli interventi psicologici, come la psicoterapia, possono aiutare gli individui a costruire legami di attaccamento adeguati con i propri figli e, attraverso una maggiore consapevolezza dei propri modelli di attaccamento, a instaurare relazioni più positive.

 

 

 

Bibliografia

Ainsworth, M., Blehar, M., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of Attachment. Hillsdale, NJ: Erlbaum.

Bourne, S. V., Korom, M., & Dozier, M. (2022). Consequences of Inadequate Caregiving for Children’s Attachment, Neurobiological Development, and Adaptive Functioning. Clinical child and family psychology review25(1), 166–181. 

Bowlby, J. (1976): Attaccamento e perdita, Vol. 1: L’attaccamento alla madre, Boringhieri, Torino

Bowlby, J. (1978): Attaccamento e perdita, Vol. 2: La separazione dalla madre, Boringhieri, Torino.

Bowlby, J. (1983): Attaccamento e perdita, Vol. 3: La perdita della madre, Boringhieri, Torino.

Bowlby, J. (1989):Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Jeong, J., Franchett, E. E., Ramos de Oliveira, C. V., Rehmani, K., & Yousafzai, A. K. (2021). Parenting interventions to promote early child development in the first three years of life: A global systematic review and meta-analysis. PLoS medicine18(5), e1003602. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003602

Jugovac, S., O’Kearney, R., Hawes, D. J., & Pasalich, D. S. (2022). Attachment- and Emotion-Focused Parenting Interventions for Child and Adolescent Externalizing and Internalizing Behaviors: A Meta-Analysis. Clinical child and family psychology review25(4), 754–773. https://doi.org/10.1007/s10567-022-00401-8

Main, M., & Solomon, J. (1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation.

Malik, F., & Marwaha, R. (2022). Developmental Stages of Social Emotional Development in Children. In StatPearls. StatPearls Publishing.

Riva Crugnola, C. (2012). La relazione genitore-bambino. Tra adeguatezza e rischio. Il Mulino, Milano

Santrock J.W, (2017). Psicologia dello sviluppo. Edizione italiana a cura di D. Rollo. McGraw Hill.

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